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Historias Minimas La vita attraverso gli occhi Conversazioni di fotografia con Karl Mancini
Autore: Collettivo WSP - Pubblicato il 13/06/18 - Categoria Eventi e Rassegne
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  Dal 21 Giugno 2018 al 21 Giugno 2018 in provincia di Roma a Roma

Interverranno la giornalista di Pagina 12 Irupè Tentorio, in collegamento dall’Argentina e Stefania Biamonti, giornalista, capo redattore FPmag e collaboratrice del progetto.

In Argentina il femminicidio, l'omicidio di una donna, è una nuova categoria di crimine inserita nel codice penale nel 2012 e punito con l’ergastolo. Nonostante l'inasprimento delle leggi, le uccisioni di donne stanno aumentando nel paese. Secondo le statistiche, attualmente una donna viene uccisa una ogni 28 ore.

La primavera 2015 è stata triste teatro di una serie di atroci crimini in tutto il paese: donne bruciate vive, fatte a pezzi con un machete, perfino un caso di una donna incinta uccisa dal suo fidanzato e sepolta nel giardino dei suoi nonni.

In quei giorni fu creato dal collettivo femminista Ni una menos (Non una di meno) un movimento di protesta contro la violenza sulle donne. La prima manifestazione si è tenuta il 3 giugno 2015 in otto importanti città argentine, per poi ripetersi nel per ben quattro volte l’anno dal 2016: in marzo, giugno, ottobre e novembre. Dal 2015 questo movimento, con un successo senza precedenti, sta mobilitando le masse contro la violenza di genere fino alla manifestazione dell'8 marzo 2018 quando mezzo milione di donne hanno manifestato per le strade di Buenos Aires e altre milioni si sono fermate in oltre 60 paesi del mondo. Ad ogni marcia, come mai prima d’ora nel paese, il nume-ro delle manifestanti che scendono in piazza reclamando i propri diritti e denunciando i crimini subiti cresce.  Il movimento si è esteso agli altri paesi dell' America Latina e di recente è arrivato anche negli Stati Uniti ed in Europa.

 

Sfortunatamente il problema della violenza sulle donne è diffuso in tutta l'Argentina senza distinzione di classe sociale ma è piuttosto grave nelle Villas Miserias delle grandi città, cosi vengono chiamate comunemente le favelas e i quartieri più umili dove le persone vivono in condizioni di forte povertà, il tasso di criminalità è molto elevato ed i più giovani sono le persone più a rischio. In questi luoghi le forti regole domestiche tradizionali, l’organizzazione familiare patriarcale favoriscono violenza. Capita spesso che le giovani ragazze preferiscano andarsene di casa, dove in genere subiscono violenza domestica quotidianamente, per una storia d’amore con un ragazzo del barrio affiliato ad una gang che le introduce al mondo della droga o peggio ancora, divengono vittime di un’altra grande piaga del paese: Il traffico, conosciuto anche come tratta delle donne le quali vengono rapite e costrette a prostituirsi.

Nella sola Buenos Aires ci sono 1500 bordelli, 40.000 in tutta l'Argentina. Molto spesso ragazze tra i 13 e 16 anni rimangono incinte. È molto comune che la polizia non prenda le denunce delle vittime che trovano il coraggio di farlo, che non stili nemmeno il rapporto e che non intervenga. Molte donne sono infatti state uccise nonostante abbiamo sporto decine di denunce senza che nessuno abbia mosso un dito. La corruzione è molto diffusa e le donne, abbandonate in questa situazione, si ritrovano a soffrire violenze fisiche e psicologiche per diversi anni.

Il movimento combatte contro diversi aspetti della violenza di genere. Ha marciato al fianco di famiglie di donne uccise, vittime di violenza fisica e psicologica, donne discriminate sul posto di lavoro, con precarie condizioni economiche o sociali, per essere migranti o appartenere a minoranze etniche.

Negli ultimi mesi scorsi sono stati fatti passi storici sul tema della legalizzazione dell'aborto che è una battaglia storica del movimento, attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. Il Panuelo verde indossato da migliaia di donne nel paese è diventato il simbolo della lotta per il diritto di decidere autonomamente sul proprio corpo durante le massicce dimostrazioni ma anche nella vita quotidiana.

‘Ni una Menos' fa parte di un più ampio progetto in corso sulla violenza di genere. L’obiettivo del fotografo è continuare a documentare questo argomento in America Latina. La linea comune che collega tristemente molti paesi è la violenza in tutti i suoi aspetti (domestico, psicologico, fisico, economico, istituzionale, culturale, ostetrico). Molto importante è dare visibilità e voce alle vittime che non ce l'hanno, ispirando più persone a farsi avanti per raccontare le loro storie e fare pressione sui rispettivi governi.

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