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Mia Photo Fair 2019: la riscossa dell'arte!
Autore: Redazione - Pubblicato il 25/03/19 - Categoria Eventi
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“La grande foto è l'immagine di un'idea” diceva Tiziano Terzani. E idee diventate "arte" sono esattamente ciò che ha appagato il nostro animo e i nostri sguardi in questi giorni di visita all'edizione 2019 del Mia Photo Fair. A nostro avviso la Manifestazione ha trovato il suo giusto focus : promuovere una visione efficace, contemporanea e poliedrica della fotografia, come dato artistico essenziale. In questo senso la scarsissima, pressochè inesistente  presenza tra gli stand di fotografia di reportage è un segnale davvero significativo. E  a nostro avviso molto positivo.

Collage onirici e scelte cromatiche pop

Sature di citazioni artistiche colte molte delle opere ammirate  tra gli stand . In questo senso paradigmatica ci è apparsa l'opera di Ivan Falardi che si concentra sulla Grammatica della luce, proponendoci delle opere  autenticamente pop nella scelte della gamma  di cromatismi e nel ripetersi di linee curve che in qualche misura riportano alla nostra memoria le poesie psichedeliche di Ferlinghetti.

Volti che sembrano emergere dal passato per guardarci tra mobili scomposizioni di linee e colori, piani e tempi molteplici. Simili a collage e a fotomontaggi un po’ dadaisti, un po’ cubisti e futuristi, le immagini costruite e “fatte a mano” di Isabella Accenti nella sua serie Timeless Art creano un cortocircuito tra passato e presente, tra ieri e oggi, come se ci si trovasse in un tempo sospeso.

Natura Tecnologicamente reiterpretata e Visioni impressioniste

L’opera fotografica più recente di Marco Schifano, nella serie Ballet e in quella delle Spose di Max si basa su una processualità complessa che prevede una lunga ricerca preliminare di elementi coordinati, assemblati e quindi ripresi per dare vita a iconografie altamente formalizzate. Lo still life è usato per rileggere la tradizione pittorica della natura morta, attraverso immagini che si collocano sulla soglia tra realtà e finzione.

Il progetto “outINTIME il presente non esiste”, di Susy Cagliero mostra una visione proiettata verso il futuro; L’artista da sempre ossessionata dal tempo ne ha fatto uno sprone ad una ricerca continua per riuscire a rendere l’idea di futuro con i suoi scatti. Non è facile. La fotografia è da sempre considerata il modo per congelare il presente (o meglio il passato) in un’immagine. Invece l’artista vorrebbe che le persone guardando una sua opera potessero pensare immediatamente al futuro.

 

Omaggi alla street art e citazioni dada

Strade, Muri, esempi apparenti di degrado urbano, ma poiché niente è come sembra, ogni minuscolo frammento esaltato nella macro dimensione, racconta una storia, testimonia l’azione del tempo, restituisce l’eco della provocatorietà del gesto di chi, sull’intonaco, ha lasciato un messaggio. L’opera di Anna Maria Tulli è nello stesso tempo una citazione e un omaggio ai padri della Street Art da Basquiat ad Haring

Giorgio Lo Cascio,  con la serie Gloc rivela la precisa consapevolezza di muoversi alla ricerca di uno spazio dove l’inventiva sa scoprire nuove dimensioni del reale. Come ogni autore che si rispetti, mostra anche nelle sue opere i segni di una formazione culturale – in questo caso quella architettonica – che si ritrova soprattutto nell’ articolata ricerca delle sue composizioni. Il fatto di aver molto viaggiato ha inoltre costituito un ulteriore elemento di confronto fra mondi e visioni diverse che ha profondamente influenzato la sua poetica in un certo qual senso dadaista nello spirito.

 

Architetture  suggestive e Suggestioni visive

Il  progetto MADE4ART a cura di Gigliola Foschi con gli artisti fotografi Kim Dupond Holdt e Giovanna Magri. Il progetto, incentrato sulla fotografia di architettura, presenta due artisti entrambi attivi nella provincia di Brescia ma differenti per origini e percorso artistico e umano.
Le composizioni di Kim Dupond Holdt sono incentrate su una profonda ricerca estetica basata sull’osservazione di dettagli architettonici di edifici moderni e contemporanei.
Le opere di Giovanna Magri, appartenenti alla serie "Timeless City", ritraggono una Venezia inedita e suggestiva. Palazzi che rimandano alla storia della vita, al passaggio di epoche e generazioni, dimore che continuano a essere studiate e indagate, che racchiudono angoli celati e presenze umane.

             

Alfred Drago Rens con una mostra site specif (of course…), che essendo ormai al quinto anno di MIA, si permette di presentare il suo lavoro portato all’estremo, esponendo foto che praticamente non si vedono: uno stand coraggioso che noi riteniamo coerente e sorprendente. La coesistenza dei contrasti è la cifra stilistica più ignificativa della visionaria opera di questo artista.

 

Case di Bambola e Nudi Caravaggeschi

Nicolas Boutruche è un fotografo e un regista francese. Da bambino, è molto attratto dall'immagine e attira costantemente a casa come in classe. Entra in una scuola di cinema. Dopo aver girato diversi cortometraggi, realizza centinaia di film aziendali e promozionali. Ma sentendo il bisogno di esprimere la propria sensibilità, Nicolas abbandona il film per avventurarsi nella fotografia. Vuole essere narratore e realizzare opere dinamiche piene di umorismo che toccano l'architettura umana come nella straordinaria serie "Du voyeurisme au 1 sur 10ème". Come un Novello J.B Jefferies nella Finestra sul Cortile , artista spinge il suo sguardo all’interno di edifici pubblici e privati per restituirci la vita che ne anima ogni singolo anfratto in un tripudio di movimento e cromie. la serie è il lavoro degli ultimi anni.

Nelle foto di Erica Campanella della serie Tempo Passato  l’influenza misteriosa ed eterna della memoria viene colta attraverso il racconto di corpi, che liberati dai loro tabù, si svelano e trovano nel tempo il loro luogo di esistenza. Le gambe, le labbra e le mani si scoprono linfa vitale di emozioni, di gesti, mostrano un carattere legato tra eros e gentilezza e attraverso un filtro nascosto carico di ricordi sono accompagnati nei luoghi invisibili della memoria collettiva, illuminati da lame di luce caravaggiasca.

 

Menzione speciale

Due fotografi con il loro lavoro sopra tutti hanno colpito la nostra attenzione :

Mario Cucchi con la serie Ozone

Piante e fiori spontanei fotografati usando dei tappi di bombolette spray come filtro: simbolicamente il “buco dell’ozono”.
Un tecnicismo metaforico per riflettere sul rischio che il nostro pianeta corre.
Una riflessione e per immagini quella di Cucchi che cattura lo sguardo e s’imprime nell’anima per la poesia profonda di quel po’ di natura che ancora è possibile vedere oltre il filtro di un’atmosfera contaminata.

Loredana Celano  con Una Radice a spasso

Un elemento naturale che in una visione spinta al limite dell’iperrealismo diventa tratto grafico significante. Il lavoro di questa artista ricorda l’essenza del tratto del La linea di Cavandoli. Le radici raccontano una storia  diversa allo sguardo di ciascuno ma identica nella forza espressiva e nella sua essenzialità. Raccontano dolore e gioia , solitudine e resilienza. Immerse in questo bianco puro che le rende pura espressione  lirica, le radici diventano autentici simboli parlanti.  

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