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53sima Biennale D’Arte di Venezia
Autore: Gigliola Foschi - Pubblicato il 05/09/09 - Categoria Eventi
Gradimento: Molto Interessante
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estratto dal blog dell'autrice


Un mondo di fotografie

Prima ancora di arrivare ai Giardini e all’Arsenale, dove abbuffarsi d’arte d’ogni paese, s’incontra LA FOTOGRAFIA. Lungo il Canal Grande, su Ca’ Farsetti, campeggia infatti, solitario, il grande ritratto di una ignota ragazza. Subito viene da chiedersi chi sia mai costei per meritarsi una simile trionfante esposizione.

Col suo aspetto “pulito” e un po’ alternativo si può scartare l’ipotesi che possa trattarsi di una velina, di una letteronza o di una meteorina promossa ministra o assessora. Lo sguardo ha un che di determinato, la chioma è di quelle lavate in casa e per di più sfoggia un sorriso dall’aria sincera. Chi sarà mai? E chi mai avrà posto lì il suo ritratto e perché? L’opera – lo scoprirò più tardi quando andrò a Ca’ Pesaro – è dell’artista Braco Dimitrijević (Bosnia Erzegovina), il quale, ben consapevole del potere della fotografia, lo usa per spiazzarci, per obbligarci a prestare attenzione, una volta tanto, anche a chi “non è nessuno”.

Ma eccomi arrivata alla Biennale vera e propria, quest’anno diretta dal giovane tedesco Daniel Birnbaum, che l’ha intitolata Fare Mondi perché ogni opera d’arte “rappresenta una visione del mondo e, se presa seriamente, può essere vista come un modo per fare un mondo”. A partire da questi intenti sono democraticamente presenti in mostra tutte le forme artistiche. Le opere fotografiche dunque ci sono, ma ben miscelate all’interno della rassegna: né neglette e neppure considerate una “novità”.

Ai Giardini cattura l’attenzione uno straordinario lavoro del 1971 dei mitici Gilbert & George. Niente a che vedere con le loro giganteggianti opere recenti: qui i due espongono una piccola fotografia in bianco e nero in cui li si vede appoggiati a una campestre staccionata di legno. Sotto l’immagine c’è un testo che invita a guardarla con più attenzione: “Osservate, per esempio, la somiglianza delle loro pose, o notate le differenze, uno è biondo, l’altro bruno. Notate poi il bastone da passeggio…”. La mitica coppia di artisti ci sta forse suggerendo come guardare una fotografia? Sì e no, perché ciò che il loro testo invita davvero a fare è scrutare meglio i soggetti ritratti, ovvero proprio loro due, queste “sculture viventi”, che “si svegliano ogni giorno, camminano ogni tanto, leggono raramente, mangiano spesso, pensano sempre…”.

Ancora ai Giardini una bella sala è occupata dai lavori del tedesco Wolfang Tillmans, che miscela fotografie astratte (ottenute con l’intervento della luce sulla carta sensibile) e altre dove ritrae ciò che lo circonda. Essere creata dalla luce e al contempo testimoniare il nostro essere nel mondo assieme agli altri e alle cose: proprio in ciò sta per Tillmans la forza della fotografia.


[continua...]

Qui la versione integrale dell'articolo.

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