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Presentata la quinta edizione del LDPF
Autore: Redazione - Pubblicato il 13/09/09 - Categoria Eventi
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Caso fortunato il Lucca Digital Photo Festival. Non che tale “fortuna” abbia dispensato gli organizzatori da scommesse e fatiche. Ci riferiamo piuttosto alle origini del Festival, quasi pionieristiche in un certo senso, nato dalla volontà di un team di poche persone che gli hanno dedicato testa e cuore e hanno saputo convincere le Istituzioni locali, gli sponsor e infine anche il pubblico.
Forte delle proprie proposte, la rassegna è cresciuta in pochi anni meritandosi l’attenzione di molti autorevoli realtà non solo italiane.

Quella del 2009 - che si terrà dal 14 novembre all’8 dicembre 2009 - è la quinta edizione.
Il programma è stato presentato giovedì scorso a Milano: eventi espositivi, alcuni in anteprima assoluta, workshop, incontri al PhotoCafè, una tavola rotonda, performance live e letture portfolio.
Non è tuttavia il calendario completo che ci interessa qui riportare, quanto gli appuntamenti che meritano, a nostro personalissimo parere, un occhio di riguardo.

Cominciamo dall’ospite d’onore: Eikoh Hosoe. Premio alla carriera dunque per questo autore giapponese dal ricchissimo linguaggio espressivo, intriso di richiami alla tradizione dal suo Paese e agli stimoli che gli provengono da altri ambiti, fra i quali il cinema, l’architettura e la pittura.
Giuliana Scimmè ha curato una mostra, in anteprima assoluta, che raccoglie celebri opere stampate digitalmente su carta washi (wa significa giapponese e shi carta), termine usato per definire la carta prodotta a mano secondo la tradizione. Le immagini si susseguono così su dei rotoli, detti ‘scroll’, tipica forma rappresentativa della pittura giapponese.
A fare da cornice la settecentesca Villa Bottini, finemente decorata: il risultato d’insieme non potrà che essere di grande impatto.



Significativa la partnership del Festival col Lucca Center of Contemporary Art, inaugurato lo scorso maggio. Il museo ospiterà infatti, in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano, “The fifty faces of Juliet”, ritratti realizzati da Man Ray - fra il ’41 e il ’55 - che hanno per soggetto Juliet Browner, intensa modella e successivamente anche moglie dell’artista. La mostra, che per la verità è visitabile fin dal 13 settembre, offre una buona occasione per “rinfrescarsi” la memoria su questo camaleontico sperimentatore.

In anteprima italiana è invece presentato, a Palazzo Tucci, un lavoro del 1995 di Richard Avedon: “In memory of the late Mr. and Mrs. Confort”. Chi scrive ha avuto il piacere di vederlo ad Arles l’anno scorso: si tratta di un ciclo surreale, dissacrante e godibilissimo, calato in un’ambientazione dai toni post-atomici. Sempre efficace la coppia protagonista, di cui non sveliamo i dettagli. Da non perdere.

Siamo poi curiosi di vedere l’installazione di fotografia, scultura e video realizzata da Maïmouna Patrizia Guerresi e il lavoro di Marco Cardelli, attenzione ai particolari e grande delicatezza i suoi tratti distintivi.
Grintosa invece la fotografia di moda di Nancy Fina in mostra con una produzione LDPF presentata in anteprima assoluta.
È di nuovo il Festival, in collaborazione con il GRIN, a produrre il video montato con le immagini di “Umumalaika” che hanno valso il Premio Ponchielli 2009 a Martina Bacigalupo.


Per l’ambito video saranno presenti Studio Azzurro, con una serie di brevi video suggestivamente definiti impressioni mediterranee, Debora Vrizzi che rivisita il mito di Penelope e Ulisse e Lucile Vrignaud con una prima italiana.
Il Festival è tuttavia molto altro, tanto più che ancora non si conoscono i vincitori dei premi per la sezione video e fotografia. Quest’ultima si arricchisce della categoria “moda” in collaborazione con Roberto del Carlo.
Sempre a proposito del contest, quest’anno è stato chiamato ad esporre Fabio Zonta che l’anno scorso si era piazzato fra i finalisti. A riprova del fatto che non sempre è necessario arrivare primi per “farsi notare”.


testo di Arianna De Micheli



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